STORIA

 



Per  conoscere  le  origini di  Mozia  bisogna  risalire  all’VIII  secolo  a.c.,  quando  un  gruppo  di   fenici, provenienti da Tiro, fondarono una colonia nell’isoletta dello Stagnone e la chiamarono appunto Mozia, che in  lingua  semitica  significa  “filanda”. Sull’isola,  infatti,  i  fenici  producevano   manufatti  tessili  che  poi commerciavano. Questa attività in poco tempo rese la  città florida e rinomata  in tutto il mediterraneo. 

 


Metopa
 




Per un paio  di secoli la vita  dell’isola si svolse serenamente,  ma,  a partire dal VI secolo a.c.,  i Greci di Sicilia cominciarono  ad  insidiare  il  dominio commerciale  fenicio-punico nel  Mediterraneo.  Per proteggersi dal pericolo  di  un  invasione  greca  i  moziesi   fortificarono  l’isola  con  alte  mura,  torri  erobuste porte e accettarono la protezione della flotta  cartaginese. Nonostante queste precauzioni, quando nel 397 a.c. il sinistro tiranno  di Siracusa  attaccò l’isola con  700 navi e più di 100.000 soldati, non bastarono la stoica resistenza  dei moziesi e l’aiuto dei  cartaginesi accorsi con  100 navi da guerra al comando dell’ammiraglio Imilcone,  l’isola  venne  distrutta  ed  incendiata  e  gli  abitanti  barbaramente  trucidati. I pochi superstiti fondarono  Lilibaeum. 
 

Da quel  momento  Mozia  venne dimenticata.  Nel  1101 alcuni monaci basiliani eressero qui un convento dedicato al loro Santo protettore:  S. Pantaleo.  Da qui il nome con il quale l’isola venne per alcuni secoli conosciuta, fin quando  Giuseppe Whitaker  non la scoprì  valorizzandone l’ingente patrimonio storico e  archeologico. Questo perfetto  gentleman  inglese  era  chiamato Pip forse per distinguerlo dal padre anch’egli di nome  Giuseppe,  nipote di quel  Beniamino Ingham  che insieme a  John Woodhouse tra la fine del XVIII e l’inizio del XIX secolo scoprì e valorizzò il vino Marsala.  Pip Whitaker, grande appassionato d’archeologia,  acquistò l’isola nel  1906 ed iniziò gli scavi.  Nel 1927,  a conclusione dei lavori, pubblicò un volume intitolato “ Mothia, a Phoenician colony in Sicily” nel quale riportava le varie fasi degli scavi ed elencava  i  numerosi ritrovamenti. Per seguire da vicino i  lavori di  scavo fece  costruire sull’isola la bella  villa che  oggi è  sede del  museo a lui intitolato.       
 

Alla morte  di  Pip la figlia  Delia ereditò Mozia insieme ad un ingente patrimonio. Oggi l’isola appartiene alla fondazione  G. Whitaker che ha sede a Villa Malfitano a Palermo. 

Accesso e visita - Lasciare la macchina all'imbarcadero. Il collegamento con la terraferma è assicurato dai pescatori.

Fino al 1971 si poteva raggiungere l'isola anche a bordo di un carretto trainato da un cavallo lungo il tracciato di una strada fenicia che collega l'isola alla terraferma. Dato che la strada si trova appena sotto il pelo dell'acqua si aveva la strana sensazione che il carretto "camminasse sull'acqua". Era questo il mezzo più comune per il trasporto dell'uva Grillo coltivata sull'isola dal XIX sec, ed utilizzata per la produzione del Marsala. Si giunge in prossimità dell'isola accolti da una profusione di profumi e di colori: la vegetazione, di tipo mediterraneo, è rigogliosissima soprattutto in primavera, e già in sè costituisce un valido motivo alla visita. Al centro sorge la bella abitazione ottocentesca dei Whitaker che ospita il museo.

Scavi - Un sentiero permette di effettuare il periplo dell'isola e di scoprire i resti della città fenicia (1 h e 30 mm circa. Si consiglia di percorrerlo in senso antiorario).

Fortificazioni - L'isola era naturalmente protetta dall'attuale Isola Longa, un tempo penisola, dalla terraferma e dalle acque poco profonde della laguna che rendevano molto difficile un attacco. Per aumentare le difese naturali, nel VI sec. a.C. Mozia venne anche cinta da mura lungo le quali si innalzavano torri di guardia. Le mura vennero modificate e rafforzate anche in epoche successive.
Lungo il percorso si incontrano ancora resti delle torri, in particolare la torre orientale (a base rettangolare) con la scalinata di accesso.

Porta Nord - Delle due porte che consentivano l'accesso alla città, questa era la principale ed è la meglio conservata. Si vedono i resti delle due torri che la fiancheggiavano. Alle spalle della porta si può ancora vedere parte del lastricato della strada principale della cittadina, con ancora i segni delle ruote lasciate dai carri.

Verso il mare invece si delinea la strada lastricata che congiunge Mozia alla terraferma (in località Birgi) e che si trova appena sotto il pelo dell'acqua. Lunga circa 7 km era larga tanto da consentire il passaggio contemporaneo di due carri, il tracciato e ancor oggi evidenziato da "cippi" che emergono dall'acqua. I più arditi possono percorrere la strada a piedi (meglio se muniti di sandali di gomma).
Oltrepassare la porta e percorrere la strada principale.

Cappiddazzu - E' la zona che si erge alle spalle della porta Nord. Tra le costruzioni si riconosce un edificio a tre navate che aveva probabilmente una funzione religiosa.

Ritornare verso la riva.

Necropoli - Una serie di pietre tombali e di urne caratterizzano la necropoli arcaica ad incinerazione. Esisteva inoltre una seconda necropoli sulla terraferma, in località Birgi, proprio in corrispondenza della "strada sommersa".

Tophet - Designa l'area sacra, un santuario a cielo aperto ove venivano deposti i vasi contenenti i resti dei sacrifici umani. Una pratica diffusa era l'immolazione dei primogeniti maschi.

Proseguendo si scorge in mezzo al mare l'isoletta di Schola, la più piccola tra le isole dello Stagnone, caratterizzata da tre casolari rosati e senza tetto.

Cothon - E' un piccolo bacino artificiale di forma rettangolare collegato al mare aperto da un canale. Non è ancora stato scoperto a cosa servisse realmente. Alcuni suppongono che potesse fungere da porto per imbarcazioni piccole e leggere che facevano probabilmente la spola tra l'isola e le navi ancorate allargo, per il carico e scarico merci.

Porta Sud - Si trova subito dopo il porto ed ha due torri ai lati, come la porta Nord.

Casermetta - Si tratta di una costruzione militare di cui si vedono ancora gli elementi verticali.

Casa dei Mosaici - E' chiamata così per la presenza di due bei mosaici in Ciottoli bianchi e neri, raffiguranti un grifo alato che insegue una cerva ed un leone che assale un toro.

Museo - Vi sono esposti oggetti rinvenuti sull'isola stessa, a Lilibeo (Marsala) e nella necropoli di Birgi, sul litorale di fronte a Mozia. Nel cortile, davanti all'edificio, si trova una serie di stele provenienti dal Tophet. Le ceramiche fenicie puniche sono di forma semplice e poco decorata, ma i vasi corinzi, attici e talioti importati, si ornano di figure nere o rosse. La collezione di sculture comprendi statuette di divinità madri, come la statuetta della Grande Madre, testine di terra Cotta d'influenza greca ed il superbo Efebo dl Mozia, figura nobile dal portamento fiero e dalla lunga veste a piegoline di sicuro influsso greco.

Casa delle Anfore - E' situata alle spalle del museo, dietro le case. Deve il nome a fatto che vi hanno rinvenuto un considerevole numero di anfore.




Giancarlo Bernabei (Foto-Webmaster)